CONVERSAZIONI OLTRE IL CONFINE: VALENTINA FERRI ÁLVAREZ INCONTRA E RACCONTA LE STORIE, LE PASSIONI E I SEGRETI DELLO STAFF DI LATITUDINEZERO MEDIENFABRIK…
Valentina Ferri Álvarez: Ciao a tutti, podascoltatori di FantascientifiCast! Oggi ho il piacere e l’onore di chiacchierare con un musicista che molti di voi conoscono per le sue colonne sonore evocative e le collaborazioni con band leggendarie: Adrian Bauer. Adrian, bentrovato!
Adrian Bauer: Ciao Valentina, e un saluto affettuoso a tutta la galassia di FantascientifiCast! È sempre bello trovarsi a parlare di musica e fantascienza, soprattutto in buona compagnia.
Valentina: Sei nato a Colonia 43 anni fa, ma ormai il tuo nome gira da tempo nei circuiti musicali più interessanti della scena tedesca e internazionale. Raccontaci un po’ com’è iniziato tutto.
Adrian: Sono nato in un inverno gelido, sulle rive del Reno. Mia madre dice che c’era profumo di vinile e cavi elettrici nell’aria, e forse aveva ragione. Ho iniziato con il pianoforte, poi la chitarra elettrica mi ha cambiato la vita, e da lì in poi è stato un crescendo: suono, ritmo, sperimentazione. Ho firmato colonne sonore per produzioni televisive come Tatort e Dark, e per videogiochi come Anno 1800 e ELEX II. Ma la mia passione più grande resta collaborare con le band: dai Die Toten Hosen ai Die Ärzte, dai Tocotronic ai Einstürzende Neubauten (Blixa Bargeld è un genio, anche se non lo ammetterà mai), fino ai Wir sind Helden. Loro mi hanno insegnato che anche il pop può essere rivoluzionario.
Valentina: Negli ultimi anni sei diventato anche una presenza fissa nella nostra galassia creativa. A LatitudineZero Medienfabrik, la fucina creativa più pazza e stimolante dell’universo podcast, ti abbiamo visto entrare in punta di piedi e poi diventare uno di famiglia. Anzi, uno di quelli che il nostro “der Boss” Omar Serafini chiama quando c’è da fare davvero sul serio…
Adrian: Beh, lavorare con LatitudineZero è un privilegio. Non è una semplice “casa di produzione”: è un luogo dove ogni suono, ogni parola, ogni idea viene curata con una dedizione rara. E lavorare con Omar, con te, con tutto il team… è sempre una sfida entusiasmante. Si respira un mix perfetto tra visione internazionale e passione artigianale.
Valentina: E poi c’è quel famoso giorno in studio. Raccontiamola, dai.
Adrian: Ah, quel giorno… Ero in studio a Berlino, cercando di comporre la sigla per il podcast Scorie del futuro, ma avevo il classico blocco creativo. Quando mi ha chiesto la sigla per il nuovo podcast, Scorie del futuro, Omar mi ha detto: «Adrian, voglio qualcosa di veramente speciale, qualcosa che porti chi ascolta direttamente in un altro mondo, tra le scorie e le meraviglie del futuro…» Non era una richiesta qualsiasi: era una sfida. E la verità è che, quando lavori con persone come Omar, non puoi accontentarti della routine. Sai che ogni dettaglio conta, che ogni nota deve avere un senso. La sua passione per la fantascienza, la sua attenzione per l’originalità e la qualità mi hanno fatto sentire parte di una vera avventura creativa. Pochi hanno la capacità di ispirare così tanto chi lavora con loro. Quel giorno niente sembrava funzionare. Poi ho iniziato a guardare i reel di AstroVale42: la sua capacità di raccontare i libri di fantascienza, anche quelli più ostici, in modo così coinvolgente e spontaneo… mi ha colpito. Mi ha fatto capire quanto la passione vera possa ispirare anche la musica.
Valentina: Vale, o AstroVale42, come la conoscono tutti online, riesce a far sembrare ogni libro una piccola avventura personale. Non è solo brava: è autentica. Sa entusiasmare, incuriosire, e far sentire chi ascolta come se fosse parte di una conversazione, non di una lezione. Lo dico sempre: Omar ha un sesto senso per le persone con una marcia in più.
Adrian: Assolutamente. E proprio mentre ero lì a rimuginare, chi entra in studio? Till Lindemann, frontman dei leggendari Rammstein. Avevamo già lavorato insieme a This is Rock! The History, un progetto di LatitudineZero ideato da Omar e Annalise Hass, condotto da due giganti come Rod Stewart e Fatboy Slim. Un’esperienza unica. Till si siede accanto a me e mi chiede che succede. Gli racconto del blocco, del podcast, di AstroVale42. Mi ascolta, poi mi chiede: «Come si chiama il podcast?»; «Scorie del futuro»; «E di cosa parla?»; «Recensioni di libri di fantascienza, mondi alternativi, distopie…». Si illumina, prende la chitarra e parte con un riff ipnotico. «Ci vuole un titolo che sembri un errore. Tipo quando il futuro va in crash…» E così è nata 404 Soul Not Found. Una sigla con anima industrial e cuore malinconico, che sembra uscita da un futuro che non funziona mai come dovrebbe. Ricordo ancora quando lui ha buttato giù una linea vocale, profonda e cavernosa, che si sposava perfettamente con le mie atmosfere elettroniche e oscure. Era come se due mondi musicali distanti si fossero incontrati e avessero creato qualcosa di unico, un piccolo pezzo di futuro digitale e inquietante. Lavorare con Till è stato come fare un viaggio in una galassia parallela: imprevedibile, intenso, perfettamente caotico. Una fusione perfetta tra il mio mondo e quello di Till.
Valentina: E per chi se lo stesse chiedendo… sì, è vero: Adrian e Till hanno composto la sigla in una sessione improvvisata e magica. Lo confermo, ero lì che spiavo dal vetro dello studio… La tua fantascienza del cuore?
Adrian: Sono cresciuto con Stanislaw Lem e Philip K. Dick. Amo la malinconia di Solaris e la paranoia di Ubik, ma il mio film preferito resta Blade Runner, la colonna sonora di Vangelis è la ragione per cui ho iniziato a comporre. E sì, non disdegno nemmeno le opere più classiche di Asimov o Clarke, ma il vero fascino sta sempre nelle sfumature, nei dilemmi morali e tecnologici che si nascondono dietro le storie. Ultimamente mi appassionano le serie come The Expanse e Dark (sì, anche perché ci ho lavorato!), e adoro i videogiochi che sanno raccontare mondi alternativi, come Deus Ex o Control. La fantascienza, per me, è musica: è la possibilità di immaginare ciò che ancora non esiste, di dare un suono a ciò che non ha ancora una forma.
Valentina: Adrian, oggi si parla tantissimo di intelligenza artificiale anche nella musica. Da compositore e sound designer, come vedi l’utilizzo dell’AI nella creazione musicale? Ti affascina, ti spaventa… o entrambe le cose?
Adrian: È una domanda che mi fanno spesso, e la verità è che provo un misto di curiosità e cautela. L’intelligenza artificiale sta già rivoluzionando il modo in cui si produce e si sperimenta con la musica: basti pensare ai nuovi strumenti che permettono di generare melodie, trasformare stili o persino creare voci virtuali. Da un lato, trovo affascinante che l’AI possa diventare un alleato creativo, uno strumento in più per esplorare territori sonori che da soli forse non avremmo mai immaginato. Dall’altro, però, credo che la vera magia della musica resti nella capacità umana di emozionare, di sbagliare, di essere imperfetti. L’AI può suggerire, ispirare, ma non sostituirà mai l’intuizione e il vissuto di un musicista in carne e ossa. Per me, la sfida è trovare il giusto equilibrio: usare la tecnologia per ampliare le possibilità, senza perdere la propria voce e la propria identità artistica.
Valentina: Ma ora veniamo al presente, e soprattutto al futuro. Su cosa stai lavorando? E, dai, raccontaci anche un aneddoto divertente che ti lega a LatitudineZero. Qui vogliamo la verità!
Adrian: Tante cose bollono in pentola. Insieme al collettivo IOTO, il progetto visionario del produttore Marat Schacht, stiamo lavorando a una nuova installazione immersiva che unisce musica, intelligenza artificiale e architettura sonora. È un’esperienza multisensoriale che speriamo di portare presto anche fuori dalla Germania. E poi c’è Interferenze, il nuovo podcast firmato LatitudineZero. Un progetto che mi entusiasma molto. Racconteremo storie vere ma quasi incredibili: leggende urbane, fatti scientifici misteriosi, eventi reali che sembrano scritti da Philip K. Dick. L’idea è proprio quella di esplorare le crepe nel reale, quei momenti in cui la realtà sembra incepparsi o sovrapporsi con qualcosa di più oscuro o affascinante. Dal punto di vista musicale, voglio che la colonna sonora non sia solo un sottofondo, ma parte integrante del mistero: rumori ambientali, sintetizzatori instabili, voci filtrate… quasi che l’audio stesso “mentisse”, o rivelasse più di quanto dovrebbe. Interferenze sarà un esperimento, e con voi, lo dico con affetto, ho la fortuna di poterlo fare nel modo giusto. Sto lavorando a una colonna sonora che mescoli strumenti analogici e suoni ambientali raccolti sul campo: voglio che ogni episodio sembri un viaggio in una dimensione parallela. E, visto che chiedi un aneddoto, ti racconto questa: durante una delle prime sessioni in studio con LatitudineZero, ero così concentrato a cercare il suono perfetto per una sigla che, senza accorgermene, ho iniziato a registrare… (ride) il silenzio assoluto. Dopo 10 minuti di “take” a vuoto, mi sono girato e ho trovato Omar e Annalise che mi guardavano trattenendo le risate. Da quel giorno, ogni volta che arrivo in studio, la battuta è: «Adrian, oggi registriamo il silenzio o facciamo anche un po’ di musica?» È diventato il nostro rito scaramantico: se non c’è almeno un minuto di silenzio registrato, la sessione non può iniziare!
Valentina: Interferenze so già che sarà un capolavoro, come sempre. Ultima domanda: confermi che gli spaghetti allo scoglio di Omar sono davvero fantascientifici? Sospetto che quegli spaghetti abbiano un ingrediente segreto che Omar non rivelerà mai. Forse una spezia importata da Alpha Centauri…
Adrian: Confermo. Anzi, propongo che la prossima sigla ce la giochiamo in cambio di un piatto. (ride) È il suo vero superpotere, altro che “der Boss”!
Valentina: Ahah, allora lo diciamo ufficialmente: Omar, preparati a cucinare. E grazie di cuore, Adrian, per essere stato con noi. Alla prossima interferenza sonora!
Adrian: Grazie a te, Valentina. È sempre un piacere condividere questi viaggi con te e con tutti gli ascoltatori. Ci sentiamo… nel futuro!










