CONVERSAZIONI OLTRE IL CONFINE: VALENTINA FERRI ÁLVAREZ INCONTRA E RACCONTA LE STORIE, LE PASSIONI E I SEGRETI DELLO STAFF DI LATITUDINEZERO MEDIENFABRIK…
Valentina Ferri Álvarez: Ciao a tutti, ascoltatori di FantascientifiCast e curiosi delle nostre Conversazioni oltre il confine! Oggi ho il piacere di ospitare una delle anime più sonore e, diciamolo, più nerd della nostra LatitudineZero Medienfabrik: Julian Zigler, che tutti conosciamo come “Ziggy”. Julian, benvenuto!
Julian Zigler: Ciao Vale! Un saluto a te e a tutti quelli che ci leggono. Sono pronto a raccontarvi un po’ del mio universo… sonoro e non solo!
Valentina: Partiamo da qui: sei il sound designer delle nostre produzioni. Per chi non lo sapesse, cosa significa davvero “dare vita ai paesaggi sonori” di un podcast?
Julian: Significa soprattutto ascoltare, prima ancora che creare. Ogni progetto ha una sua anima, un suo ritmo, e il mio compito è tradurli in suoni che parlino anche quando le parole tacciono. Che sia l’eco di un’astronave, il brusio di una metropoli aliena o il silenzio sospeso di una leggenda urbana, cerco sempre di costruire un ambiente che trasporti l’ascoltatore dentro la storia. E poi, diciamolo: lavorare qui a LatitudineZero è una palestra continua, perché ogni podcast è una sfida nuova.
Valentina: A proposito di suoni inaspettati… raccontaci un aneddoto divertente che ti lega a LatitudineZero e magari anche a Omar!
Julian: Oh, qui potrei scrivere un libro! Ma ce n’è uno che ormai è diventato leggenda in redazione. Era una delle primissime sessioni di lavoro con Omar, stavamo mixando l’episodio pilota di Interferenze. Io ero super concentrato sulle mie tracce audio, deciso a trovare il “disturbo cosmico” perfetto per un passaggio particolarmente misterioso. Avevo tirato fuori il mio vecchio sintetizzatore analogico, quello che uso solo per le occasioni speciali, e mi ero messo a smanettare con cavi e manopole, tutto preso dalla sperimentazione. Solo che, senza rendermene conto, avevo lasciato il microfono aperto e, tra un effetto e l’altro, avevo iniziato a canticchiare — piuttosto stonato, lo ammetto — la sigla di Star Trek. E non solo: a un certo punto mi sono pure messo a imitare il rumore del teletrasporto con la bocca, tutto preso dall’entusiasmo. Dopo qualche minuto sento una voce in cuffia, serissima: era Omar che mi fa, con la sua calma olimpica: «Ziggy, se vuoi ti porto anche le orecchie a punta, ma almeno fammi sentire il disturbo cosmico vero, non quello della Flotta Stellare!» In studio sono scoppiati tutti a ridere, e da quel giorno è diventato un rito: ogni volta che si lavora su un effetto sonoro particolarmente strano, qualcuno parte con il motivetto di Star Trek o simula il teletrasporto. E Omar, ovviamente, non manca mai di ricordarmi che, se serve, lui ha già prenotato le orecchie da Vulcaniano per la prossima sessione!
Valentina: Ecco, questo è lo spirito LatitudineZero! Creatività, passione e un po’ di sana autoironia…
Julian: Esatto! Se non ci si diverte, che senso ha lavorare con i suoni delle galassie?
Valentina: E tu di sfide ne hai raccolte parecchie! Dopo esperienze in altre podcast farm, sei approdato qui, “strappato” alla concorrenza da Omar in persona. Cosa ti ha convinto a unirti a noi?
Julian: La verità? L’energia che si respira qui. Omar ha quella capacità rara di farti sentire parte di qualcosa di grande, di importante. E poi, qui posso davvero sperimentare: nessuno ti mette limiti, anzi, più ti spingi oltre e più ti senti incoraggiato. La squadra è affiatata, ci si confronta, si litiga anche su dettagli minuscoli… ma sempre per tirare fuori il meglio. E poi, diciamolo, la cucina di Omar aiuta parecchio a cementare i rapporti! (ride)
Valentina: Ecco: non posso non farti la domanda di rito: hai mai partecipato a una delle famose cene a casa di Omar, con i suoi leggendari spaghetti allo scoglio? Dicono che siano il vero “collante” di LatitudineZero…
Julian: Eccome se ci sono stato! Le cene a casa di Omar sono ormai un appuntamento imperdibile per tutta la squadra. Quando arriva l’invito, sappiamo già che ci aspetta una serata di risate, racconti e, soprattutto, un piatto di spaghetti che ha davvero qualcosa di magico. C’è sempre il mistero sull’ingrediente segreto, secondo me, oltre al talento da chef, ci mette un pizzico di fantascienza e forse una spezia trovata in qualche mercato interstellare. Dopo una cena così, siamo tutti più affiatati… e anche il mixaggio degli effetti sonori viene meglio!
Valentina: Parliamo di fantascienza. Sei un fan dichiarato di Star Trek e della serie tedesca Raumpatrouille. Da dove nasce questa passione?
Julian: Da bambino, mio padre mi faceva vedere Raumpatrouille: era il nostro rito del sabato sera. Poi è arrivato Star Trek, e lì ho capito che la fantascienza non è solo astronavi e alieni, ma anche domande profonde su chi siamo, dove andiamo, cosa significa essere umani. Queste storie mi hanno insegnato a pensare in grande, a non accontentarmi del “già sentito”. E sì, ancora oggi, se devo rilassarmi, mi riguardo una puntata di The Next Generation!
Valentina: E con Gismar e Omar so che vi lanciate in dibattiti infuocati tra Star Trek e Star Wars. Da che parte stai, senza paura?
Julian: Star Trek tutta la vita! (ride) Anche se rispetto Star Wars, ovviamente. Ma per me la fantascienza deve far pensare, non solo stupire. E poi, vuoi mettere la filosofia vulcaniana con i Jedi? Però ammetto che le cene a tema “Star Wars vs Star Trek” sono tra i momenti più divertenti della redazione! E alla fine, anche se non ci mettiamo mai d’accordo, finiamo sempre a parlare di quale colonna sonora sia la più iconica… e lì si apre un altro universo di discussioni!
Valentina: Torniamo al tuo lavoro. C’è un episodio o un progetto di LatitudineZero a cui sei particolarmente legato?
Julian: Sicuramente Interferenze, il nuovo podcast. Lavorare su una serie che mescola realtà, mistero e suggestioni quasi da Black Mirror è stato stimolante. Ho potuto sperimentare con suoni ambientali, glitch, rumori raccolti dal vero… e poi il confronto con Adrian per la musica è stato esaltante: ci siamo scambiati idee, campioni, persino rumori di motore della mia Ducati! E poi, ogni episodio è diverso: un giorno lavori su una leggenda urbana, il giorno dopo su un fatto di cronaca che sembra fantascienza. E la cosa bella è che qui nessuno si accontenta mai: ogni volta che penso di aver trovato “il suono giusto”, arriva qualcuno – spesso tu, Vale! – a chiedermi di osare ancora di più.
Valentina: A proposito di Ducati… la tua Scrambler è ormai leggenda in redazione. Cosa rappresenta per te quella moto?
Julian: Libertà, senza dubbio. Quando sono in studio, lavoro sui dettagli, mi concentro su ogni sfumatura. Ma appena salgo in sella, tutto si azzera: c’è solo la strada, il vento, il rumore del motore. È il mio modo per ricaricare le batterie e trovare nuove idee. E sì, lo ammetto: la tratto meglio della mia ragazza! (ride) La moto è anche un modo per sentirmi sempre un po’ in viaggio, anche quando sono fermo in città.
Valentina: C’è un suono che sogni ancora di catturare per un podcast?
Julian: Bella domanda! Forse il suono del silenzio nello spazio, quello vero. O qualcosa che non è mai stato sentito prima, un rumore “alieno” ma familiare. In fondo, il bello del mio lavoro è proprio cercare l’inaspettato, il dettaglio che sorprende anche chi ascolta con attenzione. Mi piacerebbe anche registrare suoni in posti estremi: un ghiacciaio, una foresta pluviale, magari anche dentro una vecchia fabbrica abbandonata. Ogni ambiente ha una sua voce, e io vorrei portarla nei nostri podcast.
Valentina: E la collaborazione con il resto del team? Quanto conta, secondo te, il confronto con le altre figure creative di LatitudineZero?
Julian: È fondamentale. Qui nessuno lavora davvero da solo: ogni idea nasce dal confronto, dallo scambio, anche dal disaccordo. Con Adrian per la musica, con Gismar per l’editing, con Valentina Volkov per le grafiche… ognuno mette un pezzo di sé nei progetti. E poi, Omar è il collante: sa unire le persone e le idee, e ci spinge sempre a superare i nostri limiti. Senza questa squadra, nessun suono avrebbe davvero senso.
Valentina: Ultima domanda, la più difficile: se dovessi scegliere una sola colonna sonora per rappresentare la tua vita, quale sarebbe?
Julian: Also sprach Zarathustra di Strauss, ma remixata in chiave elettronica! Un classico che guarda al futuro, come piace a me. E magari con un tocco di sound design “alla Ziggy”, ovviamente. Ma se devo essere sincero, ogni giorno aggiungerei un campionamento diverso: la vita, in fondo, è una traccia sempre in evoluzione.
Valentina: Grazie di cuore, Julian, per averci portato nel tuo universo sonoro e per averci fatto capire quanto lavoro e passione ci siano dietro ogni episodio. Continua a farci viaggiare… tra le stelle e tra i suoni!
Julian: Grazie a te, Vale! E grazie a tutta LatitudineZero: qui ogni giorno è un’avventura. Ci sentiamo… nel futuro!
Valentina: E voi, restate sintonizzati su FantascientifiCast! Alla prossima conversazione oltre il confine!










